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Un secolo d'immagini

Raccolta di immagini fotografiche realizzata con la partecipazione delle scuole di Ascoli Piceno e con il significativo contributo dello storico Tito Marini

Piazza Arringo
Piazza Arringo (anni 50')

Quest'iniziativa è il primo passo di un cammino da compiere e deve quindi essere valutata non per lo spazio che percorre ma per la via che indica. Essa è tracciata da coloro che si mettono in cammino e presagiscono la meta nel momento stesso in cui individuano un punto di partenza.
Questo è costituito dalle immagini che ciascuna famiglia conserva come segni di una memoria personale e privata. Messe insieme tali immagini acquistano il senso di una memoria storica al cui interno la memoria personale e privata assume un senso nuovo e diverso.
Nella visione d'insieme accade infatti che i tratti individuali e le circostanze occasionali, che rendono unica e irripetibile ogni fotografia sono noti solo a pochi, parenti e amici, rivelino il senso di un destino comune. Destino comune non è una necessità coattiva che contiene e costringe a stare insieme vicende individuali e diverse. Esso si costituisce liberamente nel riconoscimento della diversità che caratterizza il nostro modo di essere rispetto a modi di essere che appaiono nelle immagini fissate dalle foto.
La diversità è differenza, rinvio reciproco del passato testimoniato e del presente vissuto, e presuppone un'identità senza la quale non potrebbe sussistere come diversità. Il riconoscimento di un'identità nella diversità, del rapporto passato presente e del loro nesso indissolubile e vitale, è il processo della conoscenza storica. Esso si attua come passaggio dalla ocularità alla profondità, secondo il linguaggio del Conte di York. L'immagine della foto è forse l'esempio più evidente, perché materialmente sperimentabile, dell'ocularità.
L'immagine è la superficie, è il dato estetico che soddisfa solo per un attimo perché subito subentra l'esigenza di comprendere cosa si nasconde sotto la superficie. Sotto di essa c'è una profondità, una vita che permane nell'immobilità apparente dell'immagine e che pure è fluita e fluisce fino a noi e in noi. La meditazione che nasce dalla visione dell'immagine è una discesa nella profondità della vita, che è in noi e che si manifesta e chiede di essere compresa.
La mostra fotografica qui presente ha quindi come primo fine l'inizio di una lettura per immagini della storia di Ascoli, come inizio di una più profonda conoscenza della città e di se stessi come cittadini ascolani.
La ricostruzione dello sviluppo della vita di Ascoli si propone come storia degli ascolani, nella quale le vicende delle istituzioni, la vita pubblica in tutte le sue forme, non hanno un'esistenza autonoma sovrastante la vita degli uomini reali che in Ascoli hanno vissuto e operato e, con la loro diversità, si rivolgono a noi che in Ascoli viviamo e intendiamo operare.
Storia da rivivere, da conservare e interpretare in modo che la comprensione non si traduca nella pretesa di fornire indicazioni fattualmente definite, ma costituisca piuttosto una forza vitale, formatrice di nuove forme, suscitatrice e liberatrice di nuove energie.
Non storia locale, dunque, che vanti un'originalità e unità particolaristiche, ma storia senza aggettivazione, perché storia di uomini capaci di parlare e di operare con altri uomini, coi quali la storia li pone in relazione. Il riconoscimento del valore di tale storia, la sua assunzione come eredità di cui riappropriarsi, hanno certamente un valore particolare per gli ascolani, per tutti coloro che in tale storia riconoscono un progetto di destino comune, liberamente riconosciuto e scelto.
La raccolta è ordinata per temi e secondo una successione cronologica, in modo da indicare una storia della città.
La prevalenza di foto di comunioni e matrimoni, crescente a mano a mano che ci si allontana dal nostro presente, sottolinea i momenti della socializzazione che al centro poneva la famiglia. La foto allora, non è molto tempo fa, era la celebrazione e la consacrazione alla memoria di eventi che riunivano le generazioni.
Proprio come gli ambienti del lavoro nella bottega come luogo della continuità dell'arte, della disciplina che l'adulto trasmetteva ai giovani apprendisti.
Poi irrompe il tema dello sport: le società sportive, le attività che esaltano la tenacia, in qualche modo ascolana, come la lotta stie libero, il ciclismo, l'atletica. Il calcio esplode con Rozzi che insegna agli ascolani come essi possano competere con i migliori di tutta Italia. Evento sportivo che forse non ha trovato adeguati corrispettivi sociali.
Ma non ci sono solo momenti di vita associata: emerge il senso spiccato dell'individualità, la dignità di figure di ogni ceto sociale, che si mantiene nella diversità di stili e modelli ispiratori di pose e gesti che scandiscono i tempi della vita nazionale.
Nella prospettiva indicata -che non è ovviamente l'unica possibile- non interessa l'originalità delle foto presentate rispetto ad iniziative analoghe alla nostra. Né interessa, di per sé, per i suoi aspetti propriamente tecnici, la qualità delle foto, che si risolve comunque in dato storico.
I documenti storici hanno significato sempre nuovo e originale quando si risolvono in un discorso storico autentico. A questo è chiamata ogni persona, di qualsiasi cultura e condizione. A questo sono chiamati i giovani delle nostre scuole, con i quali gli insegnanti e i genitori possono iniziare un dialogo, mediato dalla storia che tutti ci comprende.
A loro, in particolare, abbiamo pensato nell'intraprendere un'iniziativa che è ai suoi primi passi.
Prof. Emilio Di Vito

 

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